giovedì 3 novembre 2011

Chiusura blog

Questo blog verrà mantenuto a scopo di archivio, ma il posting prosegue sul nostro nuovo sito, Movimento per le Pari Opportunità.

Accusata di essersi messa alla guida in stato di ebrezza con i suoi due bambini: non va in carcere perché donna

«Se fosse stata un uomo l'avrei mandata in carcere, ma nel suo caso se la spedisco in detenzione i suoi bambini sarebbero allontanati da lei». Così si è espresso un giudice nel condannare una donna colpevole di essersi messa alla guida di un'auto con i suoi due figli piccoli in condizioni di ubriachezza e di aver prodotto un incidente. La 25enne era quasi tre volte oltre il limite previsto dalla legge quando le è stato fatto l'alcool-test dalla polizia di Hartlepool, e non era provvista della patente.

La donna, che non può essere nominata per motivi legali, è stata condannata a 12 mesi di detenzione, ma la pena è stata sospesa. In sostituzione, il magistrato ha imposto un periodo di supervisione di due anni. L'amica che era con lei in auto, proprietaria del veicolo, è stata invece condannata ad un periodo di supervisione di un anno per abbandono di minore: aveva infatti lasciato a casa la figlia quando ha deciso di andarsi ad ubriacare con la 25enne a casa di un altro amico.

Fonti

mercoledì 17 novembre 2010

Evasione fiscale con fatture false, due uomini in carcere e una donna agli arresti domiciliari

Savona — Tre persone di Cairo Montenotte, ritenute responsabili di una evasione fiscale, realizzata attraverso un giro di fatture false, per oltre 16 milioni di euro, sono state arrestate oggi da militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Savona. Si tratta di due fratelli, colpiti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere e di una donna, che (come al solito) ha ricevuto gli arresti domiciliari.

Secondo gli investigatori, i tre hanno realizzato un articolato sistema di frode, attraverso la costituzione di alcune società nella zona della val Bormida, formalmente operanti nel settore delle costruzioni, in realtà utilizzate all'esclusivo scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti.

Ecco perché le carceri maschili sono più affollate di quelle femminili

È un fatto noto che le carceri sono per lo più occupate da persone coinvolte in piccoli reati, quali ad esempio lo spaccio di stupefacenti. In molti casi, queste attività sono a conduzione familiare: tuttavia, in sede di arresto in quasi tutti i casi l'uomo viene portato in carcere, mentre la donna al massimo viene ristretta agli arresti domiciliari. Questa disparità di trattamento può essere dovuta a
  • una normativa sessista dello stato italiano che vieta la detenzione cautelare alle donne incinte e alle madri con bambini al di sotto dei tre anni; diciamo sessista perché non si capisce bene perché garantire questi diritti alle madri e non ai padri. Un caso emblematico è questo, in cui la donna a capo dell'organizzazione criminale è stata messa ai domiciliari solo perché madre, mentre i suoi sottoposti, uomini, sono stati posti in carcere
  • un diffuso pregiudizio secondo cui la donna occuperebbe sempre una posizione di secondo piano nelle organizzazioni criminali, grandi o piccole che siano
  • una sorta di protezionismo da parte delle forze dell'ordine e dei magistrati nei confronti delle persone di sesso femminile
a titolo esemplificativo riportiamo questa notizia di oggi
Palermo - I Carabinieri del Nucleo Operativo di Palermo San Lorenzo hanno arrestato una coppia per detenzione di stupefacenti. Si tratta di Giuseppe Massa, di 33 anni, e Gaetana Giunta di 29. I militari nel corso di una serie di appostamenti in via Colonna Rotta hanno notato uno strano viavai nell’abitazione dei coniugi. Durante una perquisizione sono stati sequestrati un bilancino di precisione, 75 grammi di cocaina all’interno di una grondaia, e la somma 900 euro. La donna si trova adesso agli arresti domiciliari, mentre il compagno è stato rinchiuso nel carcere dell’Ucciardone.
in effetti non è molto chiaro su quali basi i Carabinieri abbiano stabilito che un coniuge dovesse stare in carcere mentre l'altro agli arresti domiciliari, dato che entrambi occupavano presumibilmente lo stesso ruolo nell'attività di spaccio (almeno per quanto ne potevano sapere le forze dell'ordine). Casi di questo tipo sono molto frequenti, come è possibile notare da alcuni ritagli di giornale che abbiamo trovato in giro per il web.

giovedì 11 novembre 2010

Uccide l'amante che le aveva rifiutato un regalo, fuori di galera dopo 18 mesi

L'altro ieri Cecile Brossard, l'amante del banchiere Edouard Stern colpevole di averlo freddato durante una sessione fetish, è stata rilasciata dal carcere dopo aver scontato 18 mesi della condanna a 8 anni e mezzo a cui è stata sottoposta da un tribunale svizzero.

Stern è stato trovato morto con due buchi di proiettile in testa e due sul torso, vestito con un completo in latex. La Brossard si è dichiarata colpevole dell'omicidio.

La sua difesa ha argomentato che il delitto è stato compiuto in un momento di profonda sofferenza. Il banchiere aveva infatti promesso alla donna un regalo da un milione di dollari, salvo poi cambiare idea subito dopo il rapporto
Un milione di dollari sono troppi per una puttana
aveva esclamato prima di essere ucciso.

Fonte: Business Insider

mercoledì 10 novembre 2010

Il sessismo giudiziario: cos'è

Dopo il divieto di carcerazione per Loretta Santinello, l'omicida del marito disabile di cui non voleva prendersi cura e che quindi adesso è tranquillamente a piede libero dopo ben tre giorni in clinica psichiatrica (il luogo dove finiscono per un brevissimo periodo tutte le donne assassine e sostitutivo del carcere che, come noto, è riservato solo agli uomini), dopo la messa ai domiciliari di Simonetta Agostini, di cui vi avevamo già parlato, e di Maryana Kaminska, l'assassina del fidanzato, parliamo della carcerazione confermata per Francesco Buonavolontà, il 21enne reo di aver ucciso il padre violento nel tentativo di difendere la madre: un caso che ricorda quello di Nicholas Fini, recentemente condannato a molti anni di reclusione dopo un lungo periodo di carcerazione preventiva. Ed è la stessa sorte che toccherà al giovane Buonavolontà, non essendo una donna. Ma parliamo di ciò che è successo.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il giorno 1 novembre la vittima dell'omicidio, Mauro Buonavolontà, ritorna a casa ubriaco, come spesso avveniva. Appena rientrato, inizia un litigio con la moglie alla presenza dell'ultimo figlio di soli 15 mesi. Al piano superiore dell'abitazione, gli altri due figli, il 21enne e un 17enne, hanno sentito le urla, sono scesi in cucina e Francesco ha provato a dividere i genitori. Ed è stato allora che Francesco ha afferrato un coltello ed ha colpito il padre, uccidendolo. Non era la prima volta che accadevano casi simili: Mauro Buonavolontà era già stato denunciato varie volte per maltrattamenti familiari. Secondo quanto accertato dai carabinieri, la vittima aveva problemi di alcol e droga; si era anche reso responsabile di reati contro il patrimonio ed era recentemente uscito dal carcere.

Il 6 novembre l'interrogatorio e la decisione del gip: Francesco deve rimanere in carcere. E già iniziano ad uscire i primi articoli giustizialisti, le condanne di chi evidenzia che il ragazzo è pur sempre un assassino e che deve pagare. Condanne che stranamente non escono mai quando il colpevole è una donna: allora tutti si scoprono garantisti, si cerca di giustificare il gesto ed evidenziare il dramma umano, si sottolinea che non c'è alcuna necessità della pena perché la donna ha già pagato con la sua sofferenza, vuoi che si trattasse dell'omicidio del figlio (e allora si parla puntualmente di depressione, di abbandono familiare etc.), di quello del marito (che nella quasi totalità dei casi viene descritto dai media, in maniera del tutto pregiudiziale, come un violento) o di chi altro. Si invoca la libertà per la donna che deve accudire i figli, e che viene puntualmente concessa dal giudice. Perché i media non parlano mai di questa disparità di trattamento? Perché tutto deve essere relegato ad un minuscolo blog gestito da un singolo? Ci si chiede se dietro tutto questo non ci siano poteri forti, pressioni delle lobby post-sessantottine e femministe, che vorrebbero nascondere questa realtà e far passare il messaggio subliminale che la giustizia è uguale per tutti.

Uccide il collega, il giudice la assolve: “sindrome premestruale”

15 maggio 2010 — Pensavate esistesse solo la “depressione post parto” come patologia scatenante degli omicidi al femminile? Vi sbagliavate, in realtà di malattie simili la psichiatria ne ha sfornate diverse. Tra queste anche la “sindrome premestruale”, in sostanza quel senso di cattivo umore che viene alle donne in quei giorni. Non pensate possa essere considerata una patologia? Di diversa opinione è stato un giudice australiano che ha dovuto giudicare una 29enne resasi colpevole di aver ucciso a coltellate un suo collega di lavoro nel bar dove lavoravano: il verdetto è stata naturalmente una condanna, ma per omicidio colposo e non volontario. Alla base di tutto la sindrome premestruale.

In buona sostanza, è come se fosse stata riconosciuta alla donna una sorta di incapacità di intendere e di volere dovuta allo “squilibrio ormonale generato dalla sindrome”. Noi poveri ignoranti diremmo che ha ammazzato un uomo perché le giravano le ovaie. Tuttavia, per il fatto che questo status rientra in un manuale di psichiatria compilato da compiacenti esperti della materia, il magistrato ha dovuto riconoscere delle attenuanti. La 29enne è stata in definitiva condannata con la condizionale (niente galera) a seguire una seppur dura cura di progesterone.

lunedì 8 novembre 2010

Droga, in manette due giovani, denunciata una donna

Il Norm della Compagnia Carabinieri di Breno, insieme ai colleghi delle Stazioni di Breno e Pisogne, ha effettuato un servizio antidroga che ha consentito il sequestro di un quantitativo diversificato di stupefacenti e ha portato all’arresto di due uomini e alla denuncia di una donna.

Tutto è nato dal pedinamento di un giovane di Darfo, S.G. 22 anni, seguito fino alla soglia di un’abitazione di Costa Volpino. Quando il ragazzo è uscito dalla casa è stato fermato e perquisito: con sé aveva 54 grammi di hashish. Dalla perquisizione dell'appartamento, occupato da E.M. 22enne di Costa Volpino e dalla convivente P.I. 23enne di Trescore Balneario (Bergamo) sono stati rinvenuti 274 grammi di hashish, 11 grammi di cocaina, 45 “francobolli” di Lsd, 10 grammi di marijuana, sostanza da taglio, due bilancini di precisione, tutto il materiale necessario al confezionamento in dosi dello stupefacente e la somma di 2250 euro provento dell'attività di spaccio.

E. M., il 22enne di Costa Volpino, è stato arrestato per detenzione a fini di spaccio mentre la convivente è stata denunciata a piede libero in quanto madre di un bambino di 2 mesi. S.G. di Darfo è stato arrestato per acquisto ai fini di spaccio di droga. I due uomini si trovano nel carcere di Bergamo.

Fonte: quiBrescia.it

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Dal blog sulle false accuse